L'ex giocatore del Bari ha cominciato a collaborare, ma ora viene protetto come fosse un pentito. Mafia e tifosi pugliesi inferociti con lui.
Andrea Masiello, ex difensore del Bari ora all'Atalanta, sta diventando a tutti gli effetti un collaboratore di giustizia. Non solo un pentito che ha deciso di collaborare per spiegare come andavano le scommesse nel mondo del calcio la stagione passata.
Come collaboratore di giustizia viene trattato. Ha dormito fuori dalla provincia di Bari, in un luogo segretissimo. Non è stata svelata neanche l'ora dell'interrogatorio. D'altronde, sono i pm dell'antimafia di Bari ad ascoltare le sue confessioni perché dietro c'è la malavita, in particolare il clan Parisi.
Gli investigatori, già prima dell'interrogatorio, avevano diversi riscontri. Intercettazioni telefoniche e movimenti bancari che dimostrano come sia stata truccata Bari-Livorno di Coppa Italia del dicembre del 2010. Intercettazioni su Bari-Chievo. Il racconto del pentito asiatico su Bari-Brescia. Intercettazioni per Bari-Parma. Riscontri dalle celle telefoniche (e un'informativa sugli Zingari della polizia ungherese) per Bari-Sampdoria, dichiarazioni di Gervasoni e dell'infermiere che portava il denaro ai calciatori per Bari-Palermo. Sospetti vari su Bologna-Bari.
A tremare è la Bari calcistica, ma anche quella che ci ha messo tanti soldi per guadagnarne molti di più. Il clan dei Parisi anticipava i soldi sulle scommesse dopo l'imbeccata dei giocatori coinvolti. In caso di vittoria, veniva pagata la vincita; in caso di sconfitta, erano i calciatori a ripagare i boss.
Masiello ha ricevuto anche minacce da chi non ha interesse che lui parli. Per i tifosi del Bari, infatti, è un traditore. Per la mala, deve tenere la bocca chiusa per tutt'altri motivi.
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