La lezione che ci è stata impartita dal calcio inglese in questa Champions League non sembra aver insegnato nulla alle dirigenze delle nostre squadre.
Il calcio inglese è più avanti di noi?
Benissimo, buttiamoci sul mercato e spendiamo milioni di euro per acquistare nuovi giocatori.
Il calcio inglese ci ha battuto perché, a differenza nostra, sa programmare e lo sta facendo ormai da anni: tra l’altro tutta questa capacità di programmazione del calcio d’Oltremanica è più apparente che reale perché, nel giro di un paio di anni, la crisi economica delle big inglesi si rivelerà nella sua interezza.
Già adesso alcune società sono sull’orlo del fallimento e, a meno che non arrivino soldi freschi da emiri o magnati esteri, saranno costrette a vendere i loro gioielli: il Liverpool potrebbe essere la prima big a dover fare i conti con la realtà. La cessione di Sissoko alla Juventus di un anno fa è stato, infatti, solo un primo assaggio: la bancarotta è dietro l’angolo anche per altre realtà importanti come l’Arsenal, mentre lo stesso Manchester United non naviga in acque calmissime.Qual è quindi l’idea dei nostri dirigenti?
Buttarsi a capofitto a seguire il modello inglese, non rendendosi conto però di aver preso il riferimento sbagliato.
Non è al calcio inglese che ci dobbiamo paragonare, ma alla “politica” del calcio inglese.
Discorso violenza a parte, le squadre inglesi hanno messo insieme questo vantaggio sul resto d’Europa perché hanno capito rima di tutte che il calcio è un business e che la prima cosa per poterlo far fruttare al meglio è dotare tutte le società di impianti all’avanguardia e, soprattutto, di proprietà delle società. Noi ci siamo mossi da ultimi in Europa e, in questo campo, la prima società a farlo seriamente è stata la Juventus di Moggi e Giraudo, dalla quale quella attuale ha ripreso le idee in materia.
Con lo stadio di proprietà aperto tutta la settimana, con gli incassi garantiti dalle Tv a pagamento il calcio italiano può trovare quei fondi che gli permetteranno di tornare a competere a livello europeo. Tutto ciò, però, a condizione che quei fondi vengano utilizzati al meglio e non spesi per acquistare giocatori che se va bene, valgono la metà delle cifre spese.
E’ necessario puntare sul proprio vivaio, anche perché quello italiano è una fucina interminabile di giovani talenti.
I Messi, i Cristiano Ronaldo, i Rooney noi li abbiamo già.
Ma non siamo capaci di aspettarli e preferiamo cederli per prendere il campione di 30 anni già affermato che, però, una volta in Italia dimentica come si comporta un uomo di sport…
La vera malattia del calcio italiano e del perchè non andiamo avanti nelle coppe internazionali, sta nel fatto che noi abbiamo la pausa invernale rispetto agli inglesi, mentre gli stessi inglesi nel periodo natalizio fanno 2 partite a settimana quando la gente si può avvicinare e seguire il calcio nei giorni di festa, i nostri calciatori dal mese di Novembre pensano già in quale località esotica andare a natale e a metà dicembre non giocano più mandando alle stelle la preparazione fatta a luglio x poi fare un altra preparazione a gennaio e perdere il ritmo delle gare.Ecco....! Questo è il motivo perchè alla ripresa ci fanno fuori dalle coppe mentre fino a prima di natale il nostro comportamento è completamente diverso a livello di risultati.
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alle 09:44
Valerio
In Italia si spende male per gente già bollita, invece in Inghilterra si prendono i Fabregas e gli Arshavin e la differenza si vede, le squadre inglesi corrono il doppio delle nostre... difesa ferrea, contropiede fulminante, pressing asfissiante!
Un'eccezione a questo discorso è Pato del Milan, ma se il resto della squadra ha 50 anni per gamba, non può essere solo lui a tirare la carretta... va bene qualcuno di esperienza in squadra, ma in generale l'età media dovrebbe abbassarsi drasticamente, perché altrimenti non si possono reggere 3 (o 4) competizioni ad altissimo livello come fa il Manchester Utd.