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Doping e dintorni, Borgonovo e De Ponti: due modi diversi di essere “notizia”

Sabino Lops avatar Lunedì 20 Ottobre 2008, 13:00 in Doping e dintorni di Sabino Lops
Qualche settimana fa il Guerin Sportivo (per essere precisi nel numero 40) ha pubblicato uno studio sull’evasione fiscale delle società di calcio: sono decine, anzi, centinaia i milioni di euro che le società di Serie A non versano allo Stato tra IVA, IRPEF e IRAP. Per un paio di giorni, com’è consuetudine, se ne è anche parlato.

Poi il nulla. Tutto passato, tutto superato, tutto dimenticato.
Niente di nuovo quindi.

Ma c’è una cosa, però, che mi ha lasciato un po’ perplesso.
In quello stesso numero del “Guerino”, per la precisione a pagina 24 e a firma di Mario Tenerani, è stato pubblicato un altro articolo, del quale, “stranamente” non ne ha parlato nessuno.
 
“Il calcio è una malattia. Per me un tumore”, il titolo.
Quella di Gianluca “Gil” De Ponti la storia.

La storia di Gil De Ponti la racconteremo domani.
Oggi vorrei capire una cosa.

Per quale motivo di Borgonovo e della SLA se ne è parlato tanto e se ne parla ancora, mentre della storia del “Bettega dei poveri” (così fu soprannominato De Ponti proprio dal Guerin Sportivo nel 1978) non ne parla nessuno?

Forse Borgonovo è più simpatico di De Ponti?
Forse la storia di Borgonovo è più struggente di quella di De Ponti?

O forse la differenza di trattamento è dovuta al messaggio che hanno lanciato i due ex giocatori?

Il messaggio di Borgonovo è un messaggio di apertura al futuro, di lotta contro quella malattia “stronza”. Quello di De Ponti, invece, è “leggermente” diverso.

”Nessuno mi ha mai detto nulla, ma a questo punto ne sono certo. Sul tavolo dello spogliatoio c’era tanto micoren: io però non lo prendevo mai. In compenso mi facevano tante flebo: dicevano che erano ricostituenti. Sarà stato vero? Come fanno a non aprire gli occhi sugli anni Settanta, come fanno a parlare ancora di casualità? Ne ho parlato anche con Carlo Petrini: lui sostiene che i malati, tra noi ex calciatori, sono molti di più. E io mi sento anche più fortunato di altri”.

A Gil De Ponti è stato diagnosticato nel 1995 un “meningioma” (un tumore benigno al cervello) ma quattro anni dopo quella diagnosi fu cambiata in “plasmocitoma”, un tumore maligno.

Però che strana coincidenza, vero?
Borgonovo parla di una malattia “stronza” e i riflettori vengono puntati su di lui.
De Ponti invece lancia pesanti accuse al mondo del calcio. E viene ignorato.

Non può che essere una coincidenza.
Non vorrete mica farmi credere che…

(continua domani alle 13)

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20 Ott 2008
alle 20:38

Blogosfere staff, Silvio

Ti stimo Sabino. Volevo solo dirtelo.

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