”Ogni volta mi ritrovo a scrivere che peggio di come sono andate le cose non può andare, ma va sempre peggio.”L’ho scritto nell’articolo del 21 gennaio.
Poi mi è stato fatto notare in merito ai contenuti del mio blog, che “non fanno altro che alimentare la mente malata di (pochi per quanto incredibilmente intoccabili) dementi che confondono il tifo per la propria squadra del cuore con la guerra in Iraq”…
Io vorrei davvero analizzare le partite da un punto di vista tecnico e di scelte tattiche, ma dopo questi arbitraggi mi chiedo come si possa trascendere dai disastri arbitrali: solo per fare un esempio, come si può non sostenere che l’arbitraggio di Tagliavento abbia influito sul risultato della partita tra Inter ed Empoli?
E vogliamo parlare di Ayroldi, arbitro di Udinese-Napoli?
L’idea allora è questa: visto che qualcosa di “decente” da un punto di visto arbitrale è successo (per fare un esempio Dondarini arbitro di Siena-Roma), possiamo provare ad analizzare la giornata dividendo, come a scuola, tra arbitri “buoni” e “cattivi”.
Cominciamo, però, da quelli “cattivi”…
Prima di parlare degli arbitri, però, volevo sottolineare il fatto che mi sono reso conto che la sudditanza psicologica esiste. Prima di linciarmi, però, chiedo a chi si è sentito “potenzialmente” destinatario di questa mia affermazione (io non ho ancora detto nulla), di aspettate un attimo. La sudditanza di cui parlo è una sorta di “timore reverenziale” da parte di chi si ritrova come interlocutore Roberto Mancini o Massimo Moratti: capisco che, da un punto di vista dell’audience avere l’allenatore o il presidente della squadra prima in classifica cambia i risultati, si deve comunque avere il coraggio di dire quello che si pensa, senza avere il timore di aprire nuovamente la polemica che ha portato l’Inter al silenzio stampa.Detto questo (che non è una critica all’Inter ma al modo in cui si fa giornalismo sportivo in Italia) passiamo a parlare dei disastri arbitrali.
A Milano l’arbitro Tagliavento ha deciso di voler salire alla ribalta (non è la prima volta, purtroppo per lui e, proprio per questo, temo non sarà l’ultima): il risultato finale è indubbiamente condizionato dal suo arbitraggio, completamente fuori dal mondo per tutto il corso della partita. Evitando di parlare dei tanti (troppi) errori della prima mezzora (ammonizioni non date, falli invertiti e non fischiati) passiamo direttamente al 34’, quando Vannucchi colpisce la palla con la testa nella propria area di rigore: per l’arbitro è calcio di rigore!
Sul dischetto va Ibrahimovic e l’Inter si porta in vantaggio, vantaggio che manterrà sino al 90’.
Ma riuscirà a mantenere il vantaggio con molte difficoltà derivanti, in larga parte, dal fatto che Tagliavento, 5 minuti dopo il rigore, prima eccede ammonendo Vieira per un fallo che ci poteva pure essere ma che sicuramente non era da cartellino giallo, poi persevera, sventolandogli il secondo, e quindi quello rosso, per le proteste del centrocampista francese.
Insomma, un altro episodio di “lesa maestà”.
L’espulsione di Vieira sa tanto di “compensazione” per il grave errore sull’assegnazione del rigore ai nerazzurri. Ma due errori, uno per parte, non si annullano a vicenda. Anche perché gli errori “enormi” alla fine sono stati tre: il rigore assegnato all’Empoli non era affatto calcio di rigore (così come non lo era quello fischiato a favore dei nerazzurri contro il Siena) ma, al massimo, un calcio di punizione a due in area, visto che il “Regolamento del Giuoco Calcio” prevede questo nel caso di “giuoco pericoloso” (ma la “u” quando la levano?). Tra l’altro è da verificare chi tra Materazzi e Saudati entri in gioco pericoloso visto che sono entrambi ad alzare la gamba.
Se poi consideriamo il fatto che l’arbitro ha continuato a sbagliare per il resto dell’incontro, il quadro è chiaro. L’arbitraggio di tagliavento, dunque, ha reso impossibile effettuare un’analisi
tecnica della partita: l’Inter ha sofferto la squadra toscana, ma in 11 contro 11 sarebbe stata una partita diversa? E senza il rigore assegnato ai nerazzurri, la partita come si sarebbe sviluppata?
Ovviamente le risposte non ci sono e, comunque, io non le ho.
In conclusione solo una domanda sul “fair play” di Roberto Mancini a fine partita (la tranquillità con la quale ha afermato che “entrambi i rigori non c’erano” sarebbe da applaudire): se si è accorto dal campo (lo ha detto lui) che il rigore non c’era, perché non ha detto ad Ibrahimovic di tirarlo fuori?
Si lo so, adesso chiedo troppo…e se chiedessi allora di non fare le “verginelle” a fine partita davanti ai microfoni? Ancora troppo?
Vabbè, allora non chiedo più nulla…
Ma la giornata disastrosa dei nostri arbitri non si è conclusa a Milano.
Anzi, era iniziata già sabato a Napoli…
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